Fiaba di Nonna Chiara


Questa favola è un pezzo importante della mia vita, quando ero piccola avevo sui due anni, mia nonna materna (era analfabeta) mi raccontava ogni sera questa favola inventata da lei. Sono cresciuta con questa storia che allora mi dava tanta emozione, specialmente come la raccontava mia nonna. A lei ho voluto dedicare questa pagina, affinché altri bambini oltre mia figlia naturalmente, possano provare le stesse emozioni che ho provato io e che ho fatto rivivere anche a mia figlia. Buona favola!!



La storia di Anna




In un paese lontano lontano viveva una bambina che si chiamava Anna, viveva solo con la madre perché il padre era morto quando lei era piccolissima. Anna era una bambina molto vivace e attenta a tutto ciò che le accadeva intorno. In quel piccolo paese non succedeva mai niente di speciale, la vita scorreva sempre tranquilla e serena, ma per la piccola Anna l’atmosfera che si respirava era troppo monotona. Era sempre particolarmente attratta dalle dicerie e i pettegolezzi della gente del paese. Infatti era sempre fuori casa, e la madre ogni sera che tornava dal lavoro la trovava sempre in strada con le comari.


Così la piccola Anna, trascorreva i giorni con le donne del paese che chiacchieravano e pettegolavano su tutto e tutti. Questo comportamento creava un gran dolore nel cuore della madre di Anna, e un giorno ella decise di controllare la piccola Anna con qualche stratagemma.


Pensò di chiuderla in casa senza i vestiti, affinché non potesse uscire e così fece. Ma la sera al rientro, per l’ennesima volta, non trovò la piccola Anna in casa, ma la trovò ancora tra le vie con le comari e vide che al posto dei vestiti si era coperta con le lenzuola del letto. Questo atteggiamento la mandò su tutte le furie. Questa disubbidienza della piccola Anna la fece preoccupare molto.


Appena furono in casa, la madre le disse che non avrebbe sopportato più questo comportamento e che avrebbe provveduto con qualche punizione esemplare. Il giorno dopo la madre decise di chiuderla in convento dalle suore e così fece.


La vita del convento era molto controllata, dalla mattina alla sera era obbligata a seguire le regole del convento. Le suore le avevano dato una cella da sola, dove rimaneva sola per tutto il giorno, senza vedere nessuno.


Questa vita così la faceva intristire e un bel giorno decise di tentare la fuga, magari solo di notte per andare a scoprire quel che c’era intorno al convento. Così architettò la fuga e a mezzanotte in punto, dopo l’ultimo rintocco sgattaiolò fuori dalla sua cella e saltò il cancello del convento trovandosi in un baleno fuori nell’oscurità.


Per fortuna che quella sera c’era la luna che illuminava il cielo, così quella debole luce le fece strada e arrivò in un campo dove c’era una caverna che la incuriosiva, così entrò con passo lieve, temendo di essere udita da qualcuno.


Piano piano entrò, era buio pesto, così prese in mano il fiammifero che si era portata con lei, e disse: “Chi mi accende la candela? Chi mi accende la candela per favor?” Nessuno rispose, quindi con coraggio ma con la certezza che non vi era nessuno, la piccola Anna si accese la candela che si era portata con sé.


Nell’accendere la candela questa illuminò una grotta profonda e alta e vide cose veramente eccezionali. C’erano sacchi e forzieri dappertutto, e tutti erano pieni di monete d’oro e gioielli. Quella doveva essere un covo di briganti, e certamente sarebbero ritornati a prendersi il tesoro. Ora doveva veramente scappare, perché la paura per la sorpresa prese il sopravvento.


Così rientrò al convento, nessuno se ne accorse. Il giorno dopo pensò che se sarebbe ritornata, avrebbe guardato un pò meglio quella strana grotta piena di tanto ben di Dio. Così la sera a mezzanotte, mentre le suore dormivano, Anna uscì di soppiatto e si recò nella grotta, sempre portando con sè la candela e il fiammifero.



Appena raggiunta la grotta, Anna entrò pian piano, ma il cuore le batteva forte dalla paura. Temeva di trovarsi di fronte ad un brigante, chissà. Così ripetè: “Chi mi accende la candela? Chi mi accende la candela per favor?” Anche stavolta nessuno rispose, così Anna si accese la candela ed entrò nella caverna. Quello che aveva visto il giorno prima era veramente sorprendente. Rivide i sacchi pieni di monete d’oro, rivide i forzieri pieni di gioielli , di argenteria, di tutto ciò che di prezioso poteva esserci al mondo. Quando il cuore lentamente si tranquillizzò, Anna poté girare un pò meglio all’interno della caverna. Quella doveva essere per forza un nascondiglio dei briganti, che rubavano e depredavano tutto ciò che potevano e nascondevano il bottino in questa caverna.


A questo punto Anna pensò che se si fosse portata via qualche moneta d’oro da quei sacchi, sicuramente i briganti non se ne sarebbero accorti. Che vuoi che poteva essere qualche moneta d’oro in meno, con tutto quel tesoro? Così prese alcune monete d’oro e se le mise nella tasca del grembiule e scappò verso il convento. Si ritrovò nella sua cella, ma il cuore le batteva a mille, guardò in tasca e uscì le dieci monete d’oro. Erano lucide e belle, splendevano anche se c’era poca luce, ora era contenta di quello che aveva fatto e pensò di poterlo rifare la notte successiva.


Così fece. E così fece per molte notti successive. Nel frattempo i briganti ogni giorno portavano nella caverna i bottini che facevano con le loro nefandezze. Un giorno un brigante si accorse che un sacco messo vicino all’uscita della caverna, si era leggermente svuotato e pensò che era strano che il sacco fosse pieno solo poco più di una metà. Questo fatto non convinse il brigante che per capire meglio cosa stesse succedendo in quella caverna durante la loro assenza, decise di rimanere di guardia durante la notte per vedere se qualcuno si fosse accorto del loro nascondiglio.



Si appostò dietro una grossa colonna e aspettò che la notte scendesse. Quella sera Anna decise di portare con sé il grembiule che aveva una tasca molto capiente, pensò che l’avrebbe riempita con tante monete. La sera calò e a mezzanotte, mentre tutto il convento dormiva, uscì come al solito, e si avvicinò alla caverna. Era buio pesto, era una notte senza luna, così Anna si avvicinò alla caverna e nel buio disse: “Chi mi accende la candela? Chi mi accende per favor?” Il brigante che era rimasto di guardia sentì la voce della bambina e restò in attesa con aria minacciosa. Anna non si accorse dell’uomo e così ripeté: “Chi mi accende la candela? Chi mi accende per favor?”



Nessuno rispose. Così la piccola Anna si sentì sicura che non c'era nessuno e accese la candela, si avvicinò al sacco pieno di monete d’oro posto quasi all’uscita e nel prendere la sua solita manciata di monete il brigante l’afferrò per il braccio all’improvviso gridando: “Ah! sei tu piccola furfante!” Anna sentì che il brigante la teneva con forza, tanto da farle male. Urlò: “Signore per favore mi lasci, sono solo una bambina!”


Ma il brigante si arrabbiò di brutto e la rinchiuse dentro una gabbia all’interno della caverna. La piccola Anna, sconvolta dalla paura e dal freddo pianse tutta la notte, chiamando e ripetendo il nome della sua mamma, e pregando la fata turchina di liberarla al più presto, giurando che non avrebbe fatto più le cose vietate.



La fatina dai capelli turchini sentì da lontano i suoi lamenti e le sue preghiere, così inteneritasi apparve alla bambina dicendo: “Ciao piccola mia! cosa hai fatto per stare dentro una prigione di questa specie? ” Anna rispose: “Fatina mia, ti prego voglio tornare da mia madre, giuro che non sarò più disubbidiente. Ora ho capito quello che la mamma mi diceva e io non ascoltavo! Sarò sempre ubbidiente e gentile,fammi uscire da questa prigione, ti prego! ” Così la Fata Turchina vide la buona intenzione della piccola Anna e decise di aiutarla, e in un battibaleno oplà, con la sua bacchetta magica fece diventare i briganti dei porci e la prigione di ferro che la circondava svanì come per incanto, liberandola, finalmente. La storia finisce così che la piccola Anna riabbracciò la sua adorata mamma e diventò una bambina veramente retta e diligente.